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SM e allattamento
Pediatri neonatali ed esperti di nutrizione infantile concordano che l’allattamento al seno rappresenta la migliore via per nutrire un neonato e che non c’è a tutt’oggi una ragione sufficientemente valida perché una donna con SM non debba cercare di farlo in base alle sua personale situazione. Numerose ricerche hanno, inoltre, dimostrato che l’allattamento riduce il rischio di emorragia da postpartum, aiuta l’involuzione dell’utero e previene il cancro alla mammella.
Le donne con SM che scelgono di affrontare una gravidanza nutrono spesso la paura di non potere o di non riuscire ad allattare il proprio bambino. Temono da un lato di poter trasmettere la SM attraverso il latte, dall’altro di non essere in grado fisicamente e infine, temono anche che i farmaci necessari per la terapia della SM possano essere dannosi per il nascituro. Le donne vanno confortate e rassicurate in tutti i sensi con un’informazione chiara e precisa e con un supporto personale.
La SM non si trasmette con il latte materno
- Tutti gli studi condotti, hanno dimostrato che molte malattie croniche, compresa la SM, non possono essere trasmesse attraverso l’allattamento materno. La SM è una malattia causata da un’alterazione del sistema immunitario materno dovuta molto probabilmente a un difetto genetico (ancora sconosciuto) e, quindi, non è presente nel latte materno.
- L’allattamento al seno dovrebbe essere incoraggiato dal ginecologo e dal pediatra in modo da fornire al neonato tutta la protezione immunitaria necessaria per una sana crescita. L’allattamento materno garantisce tutti i nutrienti più preziosi e indispensabili per crescere forti, sani e ben protetti dalle infezioni.
- I neonati allattati al seno ricevono l’importante immunità conferita dagli anticorpi IgA che rappresentano la migliore difesa contro molte infezioni dell’infanzia.
- Inoltre, l’acido grasso contenuto nel latte materno è un componente necessario per la formazione della mielina che ricopre le fibre nervose (e che viene danneggiata nella SM). Considerato che molti esperti sono convinti che un virus che attacchi la mielina in giovane adulto può favorire la comparsa della SM, può essere importante per la mamma affetta da SM sapere che può contribuire – allattandolo al seno - allo sviluppo e alla crescita sana di una parte fondamentale del sistema nervoso del suo bambino. La mielina, infatti, contribuisce a mantenere più veloce ed efficiente l’impulso nervoso.
L’allattamento artificiale è comunque efficace?
- Abbiamo già sottolineato come l'allattamento al seno rappresenti l'alimento di scelta per il neonato. Non bisogna però enfatizzare troppo questo aspetto e occorre soprattutto tenere ben presente che la scelta del tipo di alimentazione spetta in tutta libertà alla mamma e che comunque il latte materno potrebbe non essere sufficiente: una donna non si deve certo sentire meno mamma se non vuole o non può allattare.
- E i vantaggi del latte artificiale sono pur sempre presenti: reali ed effettivi. È sicuramente più comodo, potendo lasciare più libera la madre durante i pasti; coinvolge maggiormente il padre che può così provare quella straordinaria esperienza che è la nutrizione del proprio bimbo; consente un recupero più veloce delle abitudini precedenti, come il tipo di alimentazione che in qualche modo va riguardata durante l'allattamento al seno, minori restrizioni nella scelta degli anticoncezionali e minori ostacoli nella ripresa dei rapporti sessuali con il partner.
- I latti artificiali o latti formulati sono oggi costituiti in modo da essere il più possibile simili a quello materno e dal punto di vista nutrizionale possono essere considerati completi. Sono di derivazione animale (latte di mucca) o vegetale (latte di soja) e si trovano in commercio sotto forma di polvere, o direttamente liquidi, già pronti per l'uso.
L’allattamento non peggiora la SM, ma i sintomi hanno un picco nei primi mesi dopo il parto.
- In base agli studi più recenti l’allattamento al seno non sembra influenzare l’incidenza di ricadute o la disabilità dovuta alla SM. Le donne che scelgono di allattare i loro neonati al seno manifestano un minor numero di ricadute ed evidenziano punteggi di disabilità più lievi nell’ “anno di gravidanza” (9 mesi di gestazione + 3 mesi di puerperio). Considerata comunque l’ampia variabilità della SM, la decisione di allattare al seno o meno va presa caso per caso, tenendo soprattutto in conto l’attività della malattia. Più la SM è attiva nell’anno precedente la gravidanza e durante la gestazione, maggiore è il rischio di ricadute durante il periodo post-partum.
- Anche in questo caso il ruolo del partner o di chi sta vicino alla puerpera, sia un familiare che un infermiere professionale, è cruciale per incoraggiare la neomamma a mettere in pratica alcuni consigli che possono facilitare e rendere più confortevole l’allattamento, per sé e per il bambino.
- Alcune neomamme, soprattutto nei casi in cui sia troppo rischiosa l’interruzione protratta della terapia con interferone o altri Disease Modifying Agents, allattano per un tempo più breve rispetto al normale (almeno 6 mesi), da alcune settimane fino a 3-4 mesi, sufficiente comunque per fornire al bambino elementi preziosi e nello stesso tempo più funzionale al controllo della fatica, che spesso in questo periodo diventa un sintomo molto frustrante e invalidante. In alternativa, altre neomamme preferiscono estrarre il proprio latte con un tiralatte, lo mettono nel biberon e fanno allattare il proprio neonato dal partner, o da chi le assiste, in modo da poter riposare nel frattempo. Questo consente loro di convivere più facilmente con l’acutizzarsi della fatica e di altri eventuali sintomi della SM.
- Alcuni sintomi della SM possono rendere poco confortevoli le normali posizioni per l’allattamento, per questo si consiglia soprattutto di:
- Usare dei cuscini per mantenere il bambino in una posizione confortevole, piuttosto che sforzarsi di tenerlo con le braccia
- Stare distese mentre si allatta; può essere una posizione più riposante e confortevole rispetto a stare sedute su una sedia
- Utilizzare quanto più possibile un poggiapiedi per mantenere le gambe sollevate
I farmaci per la SM possono fare male al bambino?
Che cosa devo fare?
- Alcuni dei farmaci utilizzati per il trattamento della SM e dei suoi sintomi (per esempio l’interferone beta) possono essere dannosi per i neonati, che “assumono” il farmaco attraverso il latte materno. Il processo di metabolizzazione dei medicinali avviene prima di raggiungere il latte e, quindi, al bambino arriva una minore quantità di farmaco rispetto a quella inizialmente ingerita.
- I farmaci sintomatici, come i corticosteroidi vengono talvolta utilizzati in gravidanza, dietro stretto controllo medico. E’ importante sempre leggere la scheda tecnica interna alla confezione e soprattutto chiedere consiglio al proprio specialista che dovrà sempre tenersi aggiornato in particolare per i farmaci di nuova immissione in commercio.
- In accordo con il proprio specialista, la neomamma può elaborare un’agenda che possa coniugare al meglio le esigenze della terapia con le esigenze dell’allattamento. Per esempio, la somministrazione dei farmaci dovrà avvenire a un orario lontano da quello dell’allattamento in modo che il farmaco faccia in tempo a metabolizzarsi quasi completamente e non possa essere presente nel latte materno.
- I sintomi della SM, indipendentemente dall’allattamento, possono manifestare un momentaneo peggioramento dopo il parto e per alcuni mesi, in genere 3-6 mesi. In questo caso se non è possibile gestire la somministrazione di farmaci indispensabili alla cura della SM con l’allattamento al seno, la neomamma può comunque pompare il proprio latte con gli appositi tiralatte (molte mamme anche non affette da SM lo fanno comunque), conservarlo in bottiglia ed utilizzarlo tutte le volte che deve prendere una medicina controindicata per l’allattamento. In questo modo si può continuare la terapia e nello stesso tempo assicurare il miglior nutrimento al proprio figlio.
- Considerato che non esiste a tutt’oggi una cura specifica per la SM, è importante che il vostro specialista vi rassicuri e vi aiuti a stilare un piano individuale di gestione combinata della malattia e dell’allattamento.
Per esempio, se una donna inizia a prendere un farmaco steroideo durante una ricaduta, ella può continuare ad estrarre il proprio latte in modo che continui ad essere prodotto dal seno; una volta estratto lo scarterà per tutto il periodo della terapia e riprenderà l’allattamento a terapia completata. Nel frattempo, il neonato potrà essere nutrito con il latte materno immagazzinato in precedenza o con una formula di latte artificiale o con una miscela di entrambi.
Consigli per gestire meglio lo stress e la fatica
durante la gravidanza e l’allattamento
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