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sei quiLa cura precoce riduce la disabilità della SM

3/12/2007



Nuove conferme dai risultati dello studio BENEFIT, presentato al 23° Ectrims (European committee for treatment and research in multiple sclerosis), un importante congresso tenutosi di recente a Praga.

Anticipare il trattamento per prevenire la progressione della malattia. Questa la nuova strategia terapeutica sostenuta dai risultati dello studio Benefit. Secondo tali risultati, il trattamento anticipato, sin dal primo attacco, con interferone beta 1b (IFNb-1b): riduce o ritarda il rischio di sclerosi multipla (SM) clinicamente accertata, determina una significativa riduzione delle recidive a tre anni e riduce il numero di nuove lesioni attive. Risultati che possono cambiare radicalmente la qualità della vita di migliaia di persone, uomini, ma soprattutto donne nella fascia d'età tra i 20 e i 40 anni, il target preferenziale di questa malattia degenerativa. Fondamentale è, dunque, intervenire subito, già al momento della prima diagnosi. Parliamo dello studio Benefit e dei suoi risultati con il dr. Giovanni Frisullo, neurologo presso il Centro della Sclerosi Multipla del Policlinico Agostino Gemelli, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma

D. - Buongiorno Dott. Frisullo, innanzitutto, come è stato condotto lo studio BENEFIT e quali sono le novità da esso introdotte?

Si tratta di uno studio condotto su una popolazione di pazienti CIS (Sindrome Clinicamente Isolata), ovvero di pazienti che avevano presentato una singola riacutizzazione suggestiva di SM, che sono stati sottoposti all'interno di uno studio randomizzato ed in doppio cieco a trattamento con interferone beta-1b alla dose standard o con placebo. Questo studio ha avuto una durata di 2 anni ed alla fine di tale periodo si è messo in evidenza come i pazienti che facevano parte del gruppo in trattamento con Interferone b-1b (IFNb-1b) presentassero un ritardo significativo nella conversione ad SM clinicamente definita o definita secondo i criteri di McDonald. Ma la novità più importante sta soprattutto nella prosecuzione dello studio. Infatti i pazienti che erano nel gruppo placebo hanno iniziato il trattamento con IFNb-1b e dopo circa un anno sono stati confrontati con il gruppo che nello sin dall'inizio dello studio BENEFIT era stato posto in trattamento con IFNb-1b. Ebbene, dal confronto di questi due gruppi, uno con trattamento precoce, l'altro con trattamento ritardato di circa 2 anni, si è messo in evidenza come il gruppo trattato precocemente presentasse una riduzione dell'accumulo di disabilità rispetto al gruppo con trattamento "ritardato".

D. Il dato è conclusivo?

Si tratta di un dato promettente ma, trattandosi di una malattia cronica, per avere dei risultati conclusivi sulla progressione di disabilità sarà necessario attendere ancora qualche anno. In effetti questa fase di follow-up prevede una durata complessiva di 3 anni, e siamo ancora al primo anno. Vedremo quindi se i dati successivi confermeranno i risultati ottenuti fino ad oggi.

D. L'interferone beta può, quindi, davvero cambiare la storia naturale della malattia?

Certamente. Che l'interferone beta fosse in grado di modificare il decorso della malattia è un dato acquisito ormai da anni.

D. Il farmaco viene ben tollerato?

L'IFNb è un farmaco ben tollerato dai pazienti con sclerosi multipla e gli anni di esperienza nell'utilizzo di tale farmaco hanno portato i neurologi dei vari centri SM ad assumere alcuni atteggiamenti finalizzati a ridurre l'intensità degli stessi effetti collaterali: la titolazione del farmaco, ovvero l'inizio graduale e progressivo, l'utilizzo di dispositivi di autoiniezione, personale infermieristico specializzato, l'utilizzo di paracetamolo o ibuprofene per ridurre la sintomatologia simil-influenzale e altri.

D. Che cosa è possibile concludere Dr. Frisullo?

Si può concludere dicendo che la Sclerosi Multipla rappresenta oggi una diagnosi che fa meno paura grazie ad una diagnosi precoce e a trattamenti attuali e futuri sempre più efficaci e volti a migliorare la qualità di vita dei pazienti SM.


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