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sei quiGiulia, 32 anni, grafica

"La SM mi è costata la mia migliore amica... ma i veri amici non dovrebbero vedersi nelle difficoltà?"

Giulia M è una giovane grafica che lavora da alcuni anni in un'agenzia di comunicazione, in un ambiente stimolante e dinamico che le piace molto. Le è stata fatta diagnosi di SM circa 5 anni fa.

"...all'inizio è stato un fulmine a ciel sereno: tutti i miei sogni in frantumi nel giro di un attimo! Poi, grazie all'aiuto della mia famiglia mi sono ripresa e ho reagito. La vita non può finire quando inizia la SM, non voglio fermarmi neanche io, anche se non è stato affatto facile parlarne con i miei amici...".

Decidere se comunicare o meno la propria diagnosi a familiari, parenti, amici e conoscenti che ruotano intorno a voi è una decisione molto importante, delicata e strettamente personale. Per molte persone affette da SM, la malattia non è chiaramente evidente e, quindi, può davvero presentarsi la scelta se dichiarare apertamente o meno la diagnosi ricevuta alla propria cerchia di amici. Per chi, invece, ha bisogno di un'assistenza occasionale o quotidiana, è più pressante la necessità di comunicare al mondo esterno di essere affetto dalla malattia. La vostra decisione può, chiaramente, dipendere dal tipo di rapporto che avete con gli altri e da come pensate che gli altri possano reagire alla notizia.

"...ho cominciato a parlarne con i miei amici più stretti, quando ho cominciato a pronunciare male alcune parole (disartria)..." confessa Giulia "Quasi tutti mi hanno dimostrato una grande sensibilità, tranne la mia miglior amica Adriana, che non è riuscita ad elaborare questa mia difficoltà, che le creava imbarazzo e che piano piano ci ha definitivamente allontanato. All'inizio" continua Giulia "me ne sono fatta una colpa, ma poi ho capito che il problema non era mio, in definitiva io mi sento sempre la stessa persona, combattiva, cerco di essere allegra e ottimista. Guardo la malattia dritto negli occhi e la affronto come una delle tante difficoltà della vita. Mi dispiace davvero per Adriana. In compenso ho acquisito nuovi amici che fanno di tutto per aiutarmi, mi ascoltano e mi vogliono bene. Mi comunicano una grande forza e mi trasmettono un grande affetto di cui ho bisogno. L'ambiente intorno a me è sempre molto positivo e questo so che mi fa stare meglio.”



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Corriere della Sera,
17 dicembre 2007

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