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sei quiGuido, 38 anni, architetto

"...Mi chiedevo, infatti, come i miei colleghi l’avrebbero presa e se mi avrebbero escluso o emarginato..."

GT è un ragazzo di 38 anni, affetto da SM recidivante-remittente dall’età di 28 anni. Alcuni anni prima GT aveva presentato degli intensi formicolii alla gamba e al braccio sinistro, con lieve impaccio dell’arto inferiore sinistro; tali sintomi erano regrediti spontaneamente dopo circa 20 giorni.

Quando dopo due anni ha presentato un improvviso calo del visus, GT si è recato dall’oculista che lo ha indirizzato correttamente dal neurologo. “Quando mi è stato detto che avevo la SM mi sono sentito cadere il mondo addosso” – dice GT che alcuni anni prima della diagnosi aveva conseguito a pieni voti la laurea in architettura e da alcuni mesi lavorava presso un importante studio di progettazione di giardini.

“Dopo una prima fase di completo rifiuto della malattia, ho iniziato a pormi il problema se comunicare o meno ai miei colleghi la mia malattia. Mi chiedevo infatti come l’avrebbero presa o se mi avrebbero escluso o emarginato.”

Dopo un periodo di profonda crisi e grazie all’aiuto dei suoi familiari, GT decise di invitare a cena a casa sua i colleghi e alla fine della serata spiegò prima cosa fosse la SM, quale fossero i sintomi e la prognosi, quindi comunicò di essere affetto da tale malattia.

“Sul momento i miei colleghi rimasero senza parole, poi ho iniziato a far capire loro che intendevo vivere la mia vita come prima, senza alcun condizionamento, e per far questo avrei ovviamente avuto bisogno del loro aiuto. Da allora ho ricevuto tutto l’aiuto di cui avevo bisogno in ambiente lavorativo, senza per questo farmi sentire “malato” o “diverso”.



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Corriere della Sera,
17 dicembre 2007

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