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sei quiIrma, 40 anni, fa le pulizie negli uffici

Dirlo o non dirlo al principale?

dirlo o non dirlo al capo
"Le persone con SM che non hanno sintomi apparenti spesso scelgono di nascondere l’informazione al datore di lavoro, soprattutto per timore di essere licenziati o costretti a dimettersi. “Avevo paura di perdere il posto…” confessa Irma “… ma anche non dirlo mi dava agitazione. Ogni giorno temevo che qualcuno se ne potesse accorgere o pensasse che non avevo voglia di lavorare.”



Effettivamente parlare è una scelta che può essere difficile, soprattutto in rapporto allo specifico contesto di lavoro, alla mentalità più o meno “aperta” e lungimirante del principale e dei colleghi. E’ in ogni caso, indispensabile porsi la domanda se sia obbligatorio comunicare la diagnosi al proprio datore di lavoro. Secondo quanto afferma l’articolo 4 della Legge 68/99, la diagnosi di sclerosi multipla non può essere considerata un motivo per licenziare una persona.

E questo è un fatto. Occorre però fare alcune considerazioni al riguardo. Innanzitutto, ogni contratto (ed ogni rapporto di lavoro lo è) si basa anche sulla reciproca correttezza delle due parti che lo stipulano, indipendentemente dalla legislazione vigente. Inoltre, considerando la recente legge sulla privacy, il lavoratore non è tenuto a fornire dettagli delle sue condizioni di salute al proprio datore di lavoro.


Disinformazione e pregiudizi

Molto spesso, purtroppo, sono la disinformazione e il pregiudizio che la fanno da padrone e che portano – soprattutto chi non ce l’ha! - a considerare la SM più invalidante di quanto non sia realmente. Ed è proprio su questo aspetto che è utile soffermarsi a riflettere e a considerare che l’unico modo per poter scalfire la discriminazione e la cattiva informazione è proprio quello di parlare con chiarezza e onestà al proprio datore di lavoro, con determinazione, ed eventualmente anche fornendo materiale aggiornato per informarsi nel modo più corretto e serio.
La normativa italiana ha oggi fatto molti progressi per tutelare non solo le persone affette da SM e i loro familiari, ma anche i datori di lavoro, per i quali sono previsti sgravi fiscali e sovvenzioni mirate a venire incontro alle necessità dei lavoratori con SM e a non discriminarli.

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Per non rimanere fuori

Parlarne insieme è spesso l’unica soluzione per poter cambiare le cose e accordarsi su come organizzare meglio il proprio lavoro: modifiche di orari, postazione di lavoro, mansioni, eventuale utilizzo di ausili nell’ambito lavorativo che l’evolversi della malattia potrebbe implicare. Certo ci vuole coraggio e determinazione, ed esistere il rischio di essere tagliati fuori da un corso di addestramento, o di sentirsi negare una meritata promozione. Ricordate che il lavoro è un vostro diritto che va rispettato e tutelato.

In caso contrario, potete rivolgervi all’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM) che da anni è impegnata a tutto campo, in modo molto attivo ed efficiente, perché questo avvenga (http://www.aism.it).


Per saperne di pił


 




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"Viaggio nel deserto
contro la sclerosi"

Corriere della Sera,
17 dicembre 2007

L'esperienza di Pierluca

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