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sei quiIl viaggio nel tempo sospeso: la storia di Pierluca

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La felicità, femmina e inafferrabile

Pierluca ci apre il suo cuore sulla felicità, che egli descrive come condanna e come soffio di vento che in uno stesso istante si desidera e si rimpiange.

"Che fregatura la felicità.
Non puoi farne a meno e non puoi possederla.
Va e viene, a suo piacimento e non puoi neanche evocarla.
Se provi a creare le condizioni per farla venire da te puoi solo avere la soddisfazione, animale domestico che ti lascia l'amaro in bocca, come quando ti trovi davanti un muro e non puoi andare avanti.
La felicità è un soffio di vento che desideri e rimpiangi allo stesso tempo. Nel momento che arriva è già altrove.
Recita uno dei più famosi lieder di Schubert: “là, dove tu non sei, là è la felicità” D'altra parte se uno riuscisse a prenderla morirebbe.
“L'ora è fuggita e muoio disperato, che non ho amato mai tanto la vita” Non si può che essere disperati per essere felici davvero.
Tutto il resto è riempimento, mangiare per non avere fame, bere per non avere sete. Ma la felicità è qualcosa in più, condanna per pochi eletti che devono passare per l'abisso per arrivare sulla vetta.
Ha strade misteriose. Io l'ho rincorsa in tutto il mondo, dentro a viaggi spesso dolorosi, terribilmente faticosi, nel tentativo di coniugarla con la meraviglia, genesi dell'estasi.
E di estasi ne ho avute tante, ben sapendo che non ero io a possedere loro, ma loro me.
Potevo solo cercare di esserne degno, di non avere paura di tanta forza e del terribile senso di abbandono che si prova dopo.
La felicità è femmina. Una donna di cui non puoi fare a meno e con la quale non puoi vivere.
Puoi possederla senza che sia tua, anzi, con la certezza che sia così ed è proprio nel momento che sta con te che lo avverti con maggiore chiarezza, è quando è con te che ne senti di più la mancanza.
Allora pensi a quei pomeriggi infiniti in cui starai da solo, adagiato sulla tua noia, appoggiato alle tue abitudini, e ci ripenserai alla tua felicità, senza neanche riuscire a immaginarla, icona di qualcosa che non puoi disegnare, descrivere, raccontare.
Felicità che pochi possono provare, che si allontana sempre di più nei sabati passati a guardare le vetrine e a desiderare quei pantaloni pitonati che costano uno stipendio e con i quali sei sempre il solito sfigato.
La felicità ti spella e qui si incontra col dolore, come gli estremi che si toccano. È in quel momento che cadono tutte le povere sovrastrutture ce ci creiamo, quella bolla soffocante con la quale proviamo a vivere tutta la nostra esistenza senza sentire dolore e felicità, provando a ignorare che esiste la morte, nascondendola dietro al bancone di un supermercato.
La merce non ci salverà, la ricchezza non ci salverà. Niente potrà farlo.
Ma quell'attimo in cui avremo conosciuto la felicità, quello resterà per sempre, quello giustificherà tutta la nostra esistenza.
Troppo piccoli per essere tutto e troppo grandi per essere niente.
Esistenze in mezzo al guado e tutta la nobiltà che può avere il genere umano."

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