La malattia e i consigli delle persone care, con le migliori intenzioni, dall'angelo custode alle favole, Pierluca ci racconta come vive e affronta senza schermi il dolore, all'angolo ma non sconfitto.
"Una persona che non conosco mi ha consigliato di non chiamare mostro la mia malattia, per non darle forza. Mi viene sempre un po' da ridere per certi consigli. Una mia ex mi ha consigliato una tipa che può farmi parlare col mio angelo custode. A parte non fidarmi di quello che potrei dirgli, e non mi piace essere sgarbato, potrei solo compatirlo e non sarebbe una bella scena.
A volte mi spiace pensare così e non trovare soluzioni, o almeno conforto, in certe cose.
E mi spiace anche non riuscire a essere pienamente grato a chi mi dà certi consigli. In fondo immagino lo faccia per il mio bene o perché mi vuole bene. Apprezzo le intenzioni.
Eppure, su certe cose, non riesco a raccontarmi le favole.
Di buone intenzioni...
La sclerosi, il mostro, non ha bisogno della forza che posso dargli nel riconoscerlo, né si spaventa delle mie reazioni. A pensarla così mi sembrerebbe veramente di dargli forza, pensando che è qualcuno. Invece è qualcosa, una condizione, un semplice dato di fatto. È partendo da qui che si guarda in faccia la realtà. È da qui che si parte per ricostruire quello che è possibile, per sopportare quello che è senza credere a quello che non sarà.
Ho attraversato tante volte il deserto e l'ho potuto fare perché non ho mai dato retta ai miraggi.
A volte perdersi è un desiderio irresistibile, un canto di sirena che si paga caro, quando poi si aprono gli occhi. Certo, ce n'è sempre un altro a cui attingere, cure miracolose o sciamani detentori di segreti atavici, ma non mi va di saltellare sulle pietre del fiume senza la direzione esatta per attraversarlo.
È per questo che rinuncio anche alla speranza.
Sia ciò che deve essere.
Non è nelle mie possibilità prendere in mano il futuro, ma per Dio, lo è il presente, così com'è, e chi mi guarda deve spalancare gli occhi per come riesco a vivere questo inferno.
No, non farò finta di non vedere che ci sei, né abbasserò lo sguardo.
Io sono qui. Sono all'angolo, ma non sono sconfitto, continuo e continuerò a zampettare per il mondo col mio passo da burattino, e poi con le ruote, se sarà, nel mondo reale e nel mio mondo fantastico, col mio dolore da difendere.
Non so cosa me ne dia la certezza, ma sono sicuro che anche questa traversata finirà.
Basta solo continuare a mettere un passo dietro l'altro."
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