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sei quiIl viaggio nel tempo sospeso: la storia di Pierluca

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Dov'è la vittoria?

La vita e la morte: riflessioni di Pierluca sulla speranza, sull’inevitabile fine, sulla sconfitta, cercando di lasciare però di noi qualcosa di memorabile.

"Dov’è la vittoria, le porga la chioma……
In tanti non lo amano il nostro inno, ed effettivamente è un po’ retorico e pomposo. Sarà che lo associo alle partite della nazionale o a quei matti del Risorgimento, capaci di sacrificarsi fino in fondo a un’idea limpida e confusa, ma a me piace.
Di tutt’altra levatura il vincerò che Puccini fa cantare a Calaf.
Si dice che Puccini scrisse quella musica immortale la sera stessa che seppe di essere ammalato della malattia che lo avrebbe portato alla morte.
Vincerò, all’alba vincerò, e l’ha fa cantare col più alto do di petto ai migliori tenori di ogni epoca e tutti quelli che verranno metteranno a disposizione le loro ugole meravigliose per rinnovare quel grido di speranza.
E lui ha vinto davvero.

I sapientoni dalla memoria formidabile mi diranno che fu sconfitto dal suo male e che morì a poco più di 50 anni e, come al solito, non avranno capito un cavolo.
Nel primo dopoguerra, nell’unico bar del mio paese, un appassionato melomane piangeva senza ritegno ascoltando la musica dal grammofono e poi trovava i modi più fantasiosi per insultare il Padreterno che faceva campare un pappagallo cento anni e aveva fatto morire Puccini a 50.

Dov’è la vittoria?
Dov’è la vittoria se si muore prima di aver visto l’indipendenza delle  propria patria o sconfitti da una qualsiasi malattia?

La vittoria è nella sconsiderata forza della speranza, sta nel non arrendersi e nel combattere comunque e lievemente, sta in quel sorriso da fare e ricevere, sta nel non diventare cattivi, nell’accettare.
La sconfitta è certa, per chiunque.
Non ci sono tacchi o fondotinta o trapianti di capelli che possano qualcosa contro la morte e, come dice la mia mamma, non hanno ancora inventato le bare con le tasche. Tutto quello che hai guadagnato nella tua vita resta qui.

Dov’è allora la vittoria in questa sconfitta sicura, se poi possiamo considerare la morte una sconfitta?
Sta nel trasformare questo brevissimo e fugace passaggio alla luce in qualcosa di memorabile, almeno per sé stessi.
Cantava un giovanissima Patty Pravo, con accompagnamento di bombardino, in Tripoli ’69: “perché ogni uomo, senza battaglie, non può sentirsi un uomo”.
Quale battaglia può essere migliore di questa, che si combatte solo contro sé stessi, senza sangue, senza violenza?

La vittoria sta nell’accettare la sfida, la battaglia e nel combattere con l’ombra di un sorriso stampata perennemente sul viso senza che la lotta possa modificarci dentro di niente.
Il casino sarebbe non avere battaglie da combattere."

 

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