Cosa si può dire e si può trasmettere in pochi minuti dalla televisione.
Quello che avrebbe voluto dire Pierluca.
"La tv è uno strano mezzo. Ti permette di raggiungere un numero immenso di persone e poi ti lascia solo un attimo per provare a dire qualcosa, per di più con l'ansia dei secondi che passano.
Meglio queste ore sul confine, che non sono più notte e non sono ancora giorno, dove vige il silenzio e la possibilità di ragionare.
In testa avevo preparato tante cose da dire e ne ho dette pochissime.
Avrei voluto parlare di speranza, del fatto che non mi voglio far fregare dalla speranza, dal domani, che ho deciso di vivere oggi, di vivermi tutta questa nuova avventura che ho chiesto, magari indirettamente, quando ero piccolo e mi sentivo invincibile e anche adesso, che faccio di tutto per sembrarlo.
Volevo dire che alla vita ho chiesto tutto e tutto mi sta dando.
E poi avrei voluto dire cosa è questa malattia che è come vivere alle pendici di un vulcano su di un'isola.; che ogni giorno può essere la fine e che non si può fuggire e che allora puoi smettere di avere paura e guardare il mare con occhi che nessun altro può comprendere.
Avrei voluto dire che ogni mattina mi sento morire quando vedo il traghetto che va verso l'orizzonte e che io non posso salirci sopra, confinato, esiliato sulla mia isola.
Avrei voluto parlare di una battaglia da regalare a tutti, una battaglia, come diceva Pasolini, da combattere con grazia, per evitare di somigliare al proprio nemico. Una battaglia che ognuno può combattere con le sue parole, facendo sentire la sua voce, dicendo che aspetto la vostra e che tutte queste voci insieme saranno benzina per la ricerca e per la vita di tutti.
Per fortuna qualcosa l'ho detta.
Ho detto che sono i sani ad aver bisogno di noi, più che noi di loro e che tutti hanno bisogno di tutti, ma non ho detto che non ci si deve far vincere dall'amarezza.
Insomma tante cose non dette e, spero tante cose da dire per raccontare il "Viaggio nel tempo sospeso", quello che tutti noi conosciamo bene, il nostro modo di essere invincibili, in attesa che il traghetto parta e che possiamo salirci sopra per andare chissà dove, magari con un pensiero riconoscente all'isola che ha custodito e protetto il nostro dolore e che ci ha insegnato
a non avere paura della paura".
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