Nulla è ciò che appare, basta andare un po’ più in là, ecco la verità.
Una similitudine migliore di mille parole, così scrive Pierluca.
"Avete presente un criceto, quel buffo animaletto, versione edulcorata del topo, che qualcuno tiene in gabbia per il suo diletto e per quello dei bambini, che così imparano il terribile concetto per il quale un essere vivente può essere schiavizzato per il divertimento di chi è più forte?
Sì lui.
Quello che si riempie le guance di semini e che corre a giornate sulla ruota, cosa per la quale sembra un po’ scemo.
A che pro fare tutta quella fatica per restare sempre lì?
Se pensate questo allora non conoscete in segreto del criceto, essere nato per vivere libero ed essere messo in gabbia da uno strano destino.
Quando corre sulla sua ruota il criceto parte per un viaggio, immagina quando lui o i suoi avi erano liberi, si impegna in un esercizio ipnotico che lo libera dalle sbarre e lo trasporta altrove, dove vuole lui.
Questo è quello che cerco di pensare mentre corro sulla mia ruota da criceto, quel tapis roulant che ho messo nel mio ufficio.
Cerca di fare i passi nel modo giusto. Tacco e punta facendo muovere il piede. Busto eretto. Altri cento metri, percorsi in un tempo che non voglio neanche guardare. Li facevo in 12 secondi cento metri e adesso forse ce ne avrei messi 20.
Bastava aspettare qualche decina di anni e poi sarebbe stato lo stesso.
Questa malattia è solo una brusca accelerazione del tempo.
Che cazzo di pensieri!
Meglio la ruota del criceto, un passo dietro l'altro e chiudere gli occhi.
Ecco la Pania della Croce, la montagna che si trova sopra casa mia, la mia preferita.
Ci sono stato così tante volte che posso ancora ricordare ogni singolo tornante del sentiero.
La prima volta mi ci ha portato mio padre.
Avevo 14 anni e 11 anni di asma alle spalle. Per un miracolo era passata.
Mi avevano promesso che mi avrebbero accompagnato lassù.
La notte, tanta era l'eccitazione, non riuscivo a dormire. Quella era la vita accidenti, quella che avevo tanto immaginato ed era lì, a portata di mano.
Verso l'alba sento che sta piovendo.
Come!
Se piove non possiamo andare.
Aspettare ancora.
Non posso.
Ogni dilazione è mai più.
Alla mattina mio papà viene e dirmi che non si può. Lo ascolto imponendomi di essere ragionevole, ma sento delle lacrime roventi e pesanti come piombo fuso che mi rotolano sulle guance. Proprio a me, che non ho mai voluto piangere per tutti gli anni di quella dolorosissima malattia. Io, che sono diventato di pietra per non far soffrire troppo i miei, che ho sempre risposto, quando mi chiedevano come stavo: “un po’ meglio”.
Quelle maledette scendevano da sole, incuranti della mia volontà.
Mio papà mi ha guardato con uno sguardo che non posso dimenticare e poi ha detto: “andiamo lo stesso”.
Quando ami davvero qualcuno è difficile scegliere un momento in cui lo adori, ma quello è stato certo uno di quei momenti.
Ci siamo bagnati come pulcini e certo si sono preoccupati per me, ma la gioia che ho provato era il migliore degli ombrelli.
Ecco.
Questo è il segreto del criceto.
Se pensate che, correndo come un matto sulla sua ruota, non vada da nessuna parte, non avete capito nulla.
Questa mattina sono andato in giro, nel tempo e nello spazio, senza spostarmi di un metro. Ho fatto più di un chilometro, questo dice il computer, ma non potrà mai misurare la libertà che ti dà l’ipnosi di entrare nel profondo di sé stessi, attraverso un segreto da topo, anche se in versione lusso".
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