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Il film della notte

La perdita della leggerezza? No c'è dell'altro, e Pierluca ci racconta i suoi pensieri in una notte passata a scanalare sul satellite.

"A volte mi succede di svegliarmi presto, magari alle due. Ho sempre dormito poche ore per tutta la mia vita e se la sera sono stanco e mi addormento alle dieci ci sta che succeda.
Una sveglia con i numeri rossi luminosi mi dice che è terribilmente presto.
Non ho ancora voglia di alzarmi e non vorrei restare a letto.
Faccio un respiro profondo. Calma.
So già che mi riaddormenterò, ma non quando.
Un film scatta nella mia testa.

Il passato, con tutte le sue luci, i suoi momenti formidabili, le sue estasi straordinarie.
No.
Troppo doloroso.

Il futuro, con le zone di buio e quella lenta discesa agl'inferi, un gradino alla volta.
No.
Troppo doloroso.

Il presente è fatto di un buio difficile da sopportare.

Allungo la mano e trovo il telecomando della tv. Una minima pressione e lo schermo si illumina.
I canali del satellite sono un'infinità.
C'è di tutto, ma proprio di tutto. Dai film impegnati di Cult alle tette a ai culi di un altro canale che orgogliosamente proclama "un uomo non vede altro".
Canali fatti di film in bianco e nero, nostalgia di epoche in cui non ero ancora nato, e altri di magnifici documentari che vorrei aver fatto io.
Per la maggior parte del tempo vado avanti di canale in canale senza neanche avere il tempo di capire realmente di cosa si tratti. Una specie di esercizio ipnotico.

Poi ecco la faccia strana di Alvaro Vitali impegnata in una pernacchia chilometrica, il tempo giusto per fermarmi e guardare di cosa si tratti.
Chissà cosa può aver pensato Fellini vedendo Alvaro Vitali ridotto in quelle condizioni dopo aver fatto con lui capolavori del cinema. Forse che aveva qualcosa che doveva pagare per forza, proprio quello che succedeva al povero Montagnani. "La dottoressa del battaglione" o qualcosa di simile.
Lino Banfi, prima di diventare un saggio nonno, Renzo Montagnani e una splendida Nadia Cassini, inquadrata prevalentemente di spalle.
Le battute sono tremende e non ne trovo una che mi faccia ridere. Filmetti fatti con quattro lire in una settimana.

Eppure ho provato una meravigliosa liberazione, il senso della necessità di vivere anch'io un momento di stupida leggerezza.
Tanto del senso di questa, come di molte altre malattie, sta nella perdita della leggerezza, nel fatto che sei costretto a pensare sempre alla malattia, che gli altri tendono a parlarne con te, che tutto sembra ruotare intorno a questo fatto enorme, ma che non è tutto.

Io sono anche qualcos'altro dalla mia malattia, sono il tipo simpatico con cui vai volentieri a cena, quello che sa raccontare storielle divertenti e dalla battuta pronta, che può parlare di politica, di pettegolezzi, di stronzate qualsiasi.
E invece eccomi qua, qualcosa prova a costringermi a essere solo la mia malattia. Che sia il destino, la compassione degli altri, la pressione sociale o quello che sia, il tentativo, cosciente o no, è questo.
No, signori miei, c'è altro, c'è molto altro. E, a volte, basta un film col culo della Nadia Cassini per ricordarmelo".

 

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