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Le lacrime, quelle di un bambino a cui sembra cadere il mondo addosso, ma anche lacrime liberatorie di un adulto, che così scardina per un attimo la pesante corazza serrata con tanti e dolorosi chiodi. Le lacrime come cura del dolore, ecco le parole di Pierluca.
"Sono le piccole cose che ti danno la misura di quello che vivi.
Un po' come togliere la carta più piccola dal castello su cui hai lavorato per un mese intero. È diventato gigantesco, cosa vuoi che sia una piccola, piccolissima carta?
Non succede subito.
C'è un attimo in cui tutto tace, il tempo si ferma. Forse solo un tremito impercettibile che neanche riesci a interpretare e poi, in un attimo, tutto crolla senza lasciarti il tempo di esprimere qualcosa. Solo la percezione esatta del disastro e la desolazione che ne consegue.
Fortuna che ci sono le lacrime.
La migliore espressione del dolore, specie se te ne puoi stare da solo e non ti devi preoccupare della sofferenza degli altri. Limpido sfogo che non serve a niente e di cui non si può fare a meno, compassione di se stessi, grido muto ed espressivo come nessun'altro mai.
Una lacrima come un'unica, singola pietra preziosa, che diventa subito un fiume in piena.
Accidenti.
Ora si che è facile capire.
Capire che tutto ciò che farai per negare quello che sta succedendo è il contrario di ciò che devi fare. Che ogni diga che innalzerai, per quanto alta e potente non farà altro che creare un lago più grande, una piena più impetuosa.
Ci sono canzoni e film che uso coscientemente per questo.
Le ho selezionate accuratamente e soprattutto ho molto lavorato sulla loro sequenza. Ora funziona da Dio.
Una specie di via di mezzo tra solitudine e tristezza perfetta, appena spolverata di angoscia, il tutto servito su di un letto di malinconia e guarnito con infelicità assortite e rimpianti serviti ancora caldi.
La ricetta assoluta delle lacrime.
Eppure il risultato magico è che le lacrime, che ne sono l'espressione, sono anche la cura del dolore. Un po' come quando, da bambini, succedeva qualcosa per la quale il mondo ti crollava addosso e allora piangevi forte e poi ti addormentavi del sonno migliore che possa esistere.
Certo che vivere in questo modo non è giusto.
Dovremmo avere anche noi quelle belle infelicità stupidine, quelle belle giornate nere perché hai litigato con una nuova fiamma, quelle cazzate che compongono le giornate di tutti. Di tutti gli altri.
Certo che è difficile dover vivere sempre al massimo, dover provare sempre cose gigantesche, specie se non ti senti neanche la forza di esistere.
Ma per fortuna ci sono le lacrime, chiave capace di scardinare, per un attimo, questa armatura piena di chiodi che qualcuno ci ha messo addosso, pausa di autocommiserazione senza parole, con la speranza di poter fare un sonno senza sogni, quanto prima possibile".
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