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Questo "delizioso piacere" nell'esperienza di Pierluca.
"È un delizioso piacere la malinconia, se la si riesce a mantenere entro determinati limiti. È lo sfiorare la tristezza avvertendola senza caderci dentro, il rimpianto di luoghi mai visti, o visti una volta e poi perduti per sempre. È la sensazione che ogni momento sia unico e irripetibile e che ti lascerà il rammarico di non averlo posseduto veramente. È la coscienza di vivere una vita da spettatore e che questo sia l'unico modo per non doverne scegliere una annullando tutte le altre.
Tutto si perde come acqua nella sabbia e la malinconia nasce nell'essere presente sempre nell'attimo in cui questo avviene, nell'ultimo istante prima che la sabbia torni compatta e tutto scompaia andando in luoghi che ti saranno sempre negati, nei recessi oscuri e costanti della fisica, delle leggi naturali che sono talmente grandi ed eterne che possono solo venire lambite da intuizioni geniali, ma mai vissute per gli oggettivi limiti della condizione umana.
La malinconia è possedere quest'anima universale, assoluta, capace di concepire l'infinito e poi vivere una condizione terribilmente circoscritta, nel tempo e nelle possibilità, vedere scorrere via il tempo che ci è concesso come acqua nella sabbia, senza che sia possibile trattenerlo e con la consapevolezza che, se questo fosse possibile, saremmo perduti. Fatti per brillare un attimo nel buio che ci circonda, ma non ci avvolge, non ci permea, tenuto a bada da una fiamma che può brillare solo se si consuma, falene che danzano un attimo vicino al fuoco dell'eternità, destinate a bruciarsi le ali in quell'esercizio irrinunciabile e tremendo.
È un esercizio a cui si deve essere allenati. Sedere sul ponte di una nave, davanti al mare dell'oblio e lasciare che tutto questo ti avvolga senza spazzarti via. Magari qualcuno ti passa davanti e ti saluta e non potrà mai neanche immaginare cosa si nasconda e si agiti dietro la tua maschera immobile. Vivere è un esercizio complesso che non basta una sola esistenza a imparare.
Quello che spero, più di ogni altra cosa, è di restare così. Ancora spiazzato da un tramonto, ancora disperato di non poter essere padrone di questo tempo che passa, di sentire che c'è tutto un universo di attimi che scorre via senza che si possa afferrarli.
Un dolore che confina con la dolcezza di questo essere entità ed esistenze finite, spleen e compassione per una condizione che cerca, con un eroismo votato alla sconfitta, di contenere l'infinito dentro a un fazzoletto.
Provo a essere obiettivo, a pensare da adulto e mi ritrovo a naufragare in questo mare con una rassegnazione felice. Solo adesso credo di capire e non so cosa.
Sensazione di stare sfiorando il senso della vita, o almeno la dolcezza profonda dell'esistere, mescolata alla disperazione della fine, simbolo e significato di tutto. La verità è che io trovo ancora bella e commovente questa vita e credo che lo farò fino a che durerà, anche a fronte delle sofferenze che mi porta, dei dolori inevitabili, delle malinconie feroci. Forse è proprio il dolore che mi intenerisce, che mi permette di guardare a me con una tenerezza che non ho mai provato, convinto di essere una specie di superuomo ottuso capace di camminare per un giorno e una notte senza fermarsi e di prendere a schiaffi la vita solo con la forza di una volontà che mi ha tenuto prigioniero per troppo tempo. A volte mi sembra di essere uno di quegli hippy degli anni Settanta, pace e amore cosmico, a spinello spento".
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