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Giorni bui, pesanti, pieni di malinconia e di stanchezza, però "bisogna correre il rischio della speranza", come dice Pierluca.
"Questi sono proprio i giorni della merla, i giorni più freddi dell'anno.
E io sono stanco.
Stanco di combattere battaglie perse, stanco di aspettare segnali di vita che si fanno sempre più flebili, stanco di guardare la mia vita che se ne va e mi lascia indietro, stanco di queste gambe di piombo, stanco e basta.
Sono sempre stato uno da bianco o nero, vero o falso, sì o no e adesso mi trovo davanti a questa palude collosa che non è vita e non è morte. Io sono quello che attraversava i ghiacciai, che volava col deltaplano sul deserto, che attraversava le foreste tropicali.
Io sono ancora quello e un destino feroce mi ha inchiodato.
Nel mio cuore sono ancora quello ed è questo che è insopportabile.
Devo andare laggiù, nell'inferno dove mi trovo, e uccidere quel ragazzo invincibile che ancora si dibatte, che non si arrende e non lo farà mai. Devo guardarlo negli occhi e poi infilargli un coltello nel cuore, sperando che si lasci morire e, se lo farà, sarà solo per la delusione di un tradimento che non riuscirà a comprendere. Ma se non lo faccio non potrò sopportare questa tortura, la tortura di questi anni che mi aspettano.
Qualcosa dentro di me non si rassegna ancora. Io e lui siamo ancora insieme, io e il bandolero, io e il ragazzo che ho conosciuto, perché lui si merita ogni resistenza, fino all'ultimo. Non era uno che scendeva a compromessi ed è lui che mi ha traghettato fuori dalla mia prima malattia, contro ogni logica, contro ogni evidenza. Un selvaggio romantico, pieno di buoni sentimenti e di una forza cosmica.
Se lo uccidessi forse potrei andare avanti, ma solo verso il nulla. Attraverserei questo mare per poi approdare su di una landa desolata e tutto sarebbe stato inutile.
Inchiodato alla rupe, come Prometeo.
E allora forza, andiamo avanti. Bisogna correre il rischio della speranza, anche se oggi non so vedere che buio e dolore".
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