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La vita scandita da mille battiti di cuore, con le parole di Pierluca.
"E sì.
Se farlo smettere è impossibile farlo accelerare diventa assai difficile.
Fa tutto parte del piano del mostro.
L'impossibilità di vivere e quella di morire.
Solo così puoi essere tutto suo.
Ti costruisce intorno una bolla di silenzio, di uguale, di abitudini portate avanti fino allo sfinimento, della paura che qualcosa possa cambiare. Calcestruzzo trasparente, cella dalle sbarre invisibili, ma ineluttabili.
Il piano del mostro è complesso e articolato.
Paura, silenzio, fastidio, dolore, che servono, tutti insieme, per farti smettere di desiderare.
Una ritirate lenta e costante, in cui devi imparare a perdere senza avvertire la sconfitta, in cui devi imparare ad accontentarti.
Intendiamoci bene: anche la vita fa questo gioco, ma in forma meno aggressiva e più diluita. Il risultato può essere anche più devastante, anche se meno appariscente.
Ne ho visti tanti dentro al bar, vecchi ragazzi senza gloria che parlano male delle mogli e che fanno della maldicenza il loro unico passatempo.
Ciò che più li usura e li abbruttisce è il non capire il perché della loro sconfitta, come hanno fatto ad arrivare lì, e allora danno la colpa all'ineluttabile passare del tempo e si rifugiano in amicizie mai nate, che si reggono solo sulla consuetudine.
Amarezze che, nel mio piccolo paese, riescono, a volte, ad ammantarsi di battute geniali e feroci che vengono tramandate nel tempo come perle di saggezza o solo per trovare il modo di farci ancora una risata.
Forse proprio in quel ridere impastato di alto cinismo trovo una forma aristocratica di resistenza, un guardare la vita con il distacco che hanno gli sconfitti non vinti.
Reinvenzione della volpe e l'uva in salsa borghese.
Ma adesso sto divagando e uscendo fuori tema.
Difficile, dicevo, far battere il cuore.
Da ragazzo, quando correvo nella Virtus di Lucca, facevamo le ripetute. 3 volte trecento metri a tutta o altre distanze, a seconda della specialità per cui ti stavi allenando.
In fondo l'allenatore ti misurava i battiti che potevano arrivare a 200 al minuto e anche di più.
Ora come ora non mi sembra il metodo migliore.
Probabilmente riuscivo a far battere così il mio cuore anche quando mi strusciavo contro le prime ragazzine, ma mi sa che è passato troppo tempo da allora.
Un certo tipo di emozione sboccia in certi momenti e poi, per fortuna, è irripetibile. Lo può sostituire solo l'amore, e questo è un altro discorso.
Ci vuole un trucco, un'invenzione.
Il mio è l'ora dello stregone, parentesi notturna di musica, pianto, ricordi e, Dio mi perdoni, anche speranze".
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