|
Alcuni pensieri sulla caduta e sulla rinascita, anche nel più buio della disperazione si può pensare che si tornerà a brillare, come le stelle; ecco le parole di Pierluca.
"Non si può vedere mai tanto chiaro come quando si è nel buio più completo, non si potrà mai più essere tanto felici come quando si vive la più cupa disperazione. L’universo vive di queste contraddizioni.
Quando nasce una stella, un attimo prima, la materia è incredibilmente, dolorosamente compressa e buia, collassata per la sua stessa invincibile forza di gravità. E per vivere inizia a risplendere e brucia se stessa.
Se c’è qualcosa che ricordi, di quello che ho imparato al liceo, oltre a tutto quello che diceva il mio professore di italiano, sono proprio queste storie favolose sull’universo, tanto perfette da sembrare inventate da un magnifico poeta.
Tanto che, da perfetto adolescente, stupido e strepitoso come può essere solo un adolescente, mi sono giurato che avrei fatto lo stesso percorso e che avrei bruciato me stesso pur di brillare.
La cosa fantastica è che l’ho fatto davvero, fino al punto che mi viene da pensare che la mia malattia sia soltanto il modo che ha il mio corpo di dirmi basta.
Quando una stella finisce di bruciare l’idrogeno sembra lasciarsi morire. Si rinchiude in se stessa e rimpicciolisce, si ripiega nel dolore di un’epoca che muore e sembra spegnersi.
Quello che neppure lei sa è che sta percorrendo ancora una volta il cammino che la porterà a esplodere di nuovo, a bruciare ancora. Brucerà altri elementi, che non sapeva neppure di possedere, ma ritornerà a brillare ancora, magari più piccola, ma ancora.
Ci sono poi le supernove, le stelle più grandi che, a un certo punto, non riescono più a fermare la loro caduta dentro se stesse e si trasformano in buchi neri, gli oggetti più enigmatici dell’universo, da cui non riesce a fuggire neanche la luce.
Queste poche righe sono dedicate proprio a chi non riesce a fermare la caduta e non sa riaccendersi dopo il collasso verticale, a chi non sa far entrare la luce e se ci riesce non sa fare a meno di ucciderla; a chi, nel buio, si accoccola in attesa, sperando che tutto finisca e finisca il dolore e finisca la paura e la rabbia, a chi spera che la tortura non duri all’infinito.
A loro dico, e non so se l’augurio abbia un valore, che la luce si riaccenderà, non prima che il tritacarne abbia finito di fare il suo sporco e sanguinolento lavoro, ma si riaccenderà, proprio quando meno te l’aspetti, sotto forma di qualcosa che vuoi, di un maledetto profumo, di un’alba strepitosa, come ogni altra e che ti sembra di vedere per la prima volta, di un culo di donna magicamente fasciato da una gonna stretta, di qualcosa che ti farà imprevedibilmente battere il cuore, un suono, un colore che prima non potevi e non volevi vedere.
Si ricomincia, ancora e ancora, fino al buio, fino al Paradiso, fino al Nirvana o a quello che cavolo ci sarà.
Certo.
Tante volte sembra di non farcela ad andare avanti. Allora ci si deve sdraiare e aspettare l’onda. Non occorre fare fatica. Arriva sempre qualcosa che ti prende, che ti solleva e ti porta in alto, e ti porta avanti. Niente paura. La più perfetta immobilità è un ottima strategia. Non sforzatevi. Se la vita arriva ci pensa da sola e se non lo fa si può sempre restare nella tana, nel buco nero. Neppure la luce potrà arrivare dove ci siamo rifugiati."
|