Dopo 11 anni lunghi e interminabili, Pierluca può uscire, indossare un paio di scarpe da ginnastica e correre, con gli arti deboli, ma sorretto da una grande forza di volontà. Li ricorda così: "Due inverni dopo ho fatto 2500 km. Di corsa, per prepararmi ai campionati italiani con una staffetta 4x400. Uno dei periodi più belli della mia vita. Io e il mio corpo che tornavamo ad essere una cosa sola, pace fatta per una tregua che sarebbe durata 25 anni."
Così Pierluca descrive le sensazioni di quel periodo e cosa ne ha tratto: "Per sopravvivere una parte di me è diventata di pietra. Perché la pietra significa una base, uno scalino da dove non puoi più scendere, aver toccato, finalmente, il fondo.
Ma a qualcosa è servito.
Ad avere la sensazione di poter dire che, anche dopo il terremoto più devastante, si possono raccogliere alcuni oggetti che spuntano dalle macerie, metterle in uno zaino leggero e ripartire senza rimpianti, volendo credere che ciò che ancora importa è la strada che hai davanti e non quello che hai perso." |