Pierluca avverte che una parte si sé è diventata pietra e ne ha ben chiaro il lato positivo: è come sapere cosa si vuole, in modo chiaro e limpido, senza incertezze.
"Io dico sempre che non ho scelto il mio destino, ma è lui che ha scelto me".
Il lungo periodo dell'asma ha permesso a Pierluca di capire ciò che avrebbe voluto essere e quello che avrebbe voluto fare da grande: "da quel letto sormontato dalla mia enciclopedia preferita sono partito tante volte per le vie del mondo, per quelle della storia, per tutta quella meraviglia che sentivo intimamente essermi dovuta in nome di tanto dolore e di tanta gioia."
In quei lunghi anni ha avuto il tempo, il modo e, come dice Pierluca, "il dovere" di guardarsi dentro "e di capire ciò che era necessario fare per raggiungere quella felicità che mi sentivo indubitabilmente dentro. Quello che alcuni si trovano a dover risolvere a trent'anni ed altri, per loro sfortuna, mai, io ho avuto modo di farlo in quei lunghi anni."
Adolescente, Pierluca ascolta gli adulti che gli descrivono una vita grigia, al riparo dietro vetri chiusi e coperte sulle ginocchia, mentre lui la immaginava diversa, e chiaramente vedeva "cime innevate e lampi di sole nascente ed il profumo del vento che canta le canzoni che vuoi sentire."
Ma è la forza della vita che spinge Pierluca a guardare avanti, e così ce lo riporta: "Lo so che il mio miracolo ha dei nomi ben precisi e la ricerca di qualche medico di cui, sfortunatamente, non conosco neanche il nome, ma credo anche che ero pronto a riceverlo e questo in nome dei miei sogni, dei miei desideri e del mio dolore che si era accumulato come una pila atomica, pronta a darmi tutta l'energia necessaria."
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