Pierluca lo sa bene. Lo sa bene ciò che prova Celestina.
Adesso non c'è niente che possa consolare Celestina.
Lettera di Pierluca a Celestina.
"Qualcuno ha spento la luce, è sceso il gelo, una mano ti ha afferrato il cuore e lo stringe senza pietà.
L'ho chiamato viaggio nel tempo sospeso e ci ho fatto anche un video che racconta la mia storia e che ti mando. Non c'è sopra, ma doveva esserci, il titolo e una scritta: 'questa è la mia storia. Non ci sono morali o insegnamenti da trarre. Forse solo uno. Lungo la strada ci sono ancora tanti regali. Basta trovare il coraggio di partire o... ripartire'"
Adesso non c'è niente che possa consolare Celestina.
"Neanche l'amore di quelli che ti vogliono bene e, credimi, soffrono insieme a te. Ma niente conta di fronte ad una disperazione grande come il cielo. Una disperazione che è tutta tua, che almeno per adesso non potrai dividere con nessuno.
Il video si chiama Viaggio nel tempo sospeso. Il tempo sospeso è quello che inizia nel momento in cui te lo dicono, e la cosa ti investe come un camion, e finisce quando decidi cosa vuoi fare di ciò che resta della tua vita.
Un cammino che non puoi sapere quanto dura, dove porti, che senso abbia. Puoi solo mettere un piede davanti all'altro, ignorare la fatica ed il dolore, non arrenderti anche se quella lastra di cristallo ti fa scivolare indietro e si deve sempre ricominciare tutto da capo.
Forse il significato sta proprio in questo eterno ripartire.
Ma qualcosa è in marcia dentro di te. La tua vita ti sta cercando. Il cammino sarà lungo e neanche sicuro. Non è detto che riesca a trovarti, ma non si arrenderà, così come non si arrenderanno quelli che ti vogliono bene. Questa esperienza ti permetterà di selezionare con cura quelli che valgono dagli altri, ma non giudicare male quelli che non ce la faranno ad essere all'altezza. Non ci si inventa eroi.
Ci raccontano che il tempo è una linea, ma è una balla. Il tempo fa dei salti enormi e ti porta a dei punti intorno ai quali bisogna sempre ricostruirsi, anche se sono immensi buchi neri. La parola magica ti verrà in mente, da sola, all'improvviso, un giorno come gli altri. Non è una parola speciale, o forse lo è, ma sarà come riemergere dopo un periodo infinito passato sott'acqua, un riprendere fiato all'improvviso quando si pensava che si sarebbe annegati.
VAFFANCULO.
Un sonoro e rotondo vaffanculo. Basta, vado avanti da sola, con le poche cose che ho salvato dopo il terremoto, raccolte tra le macerie della mia casa. Basta. Si ricomincia.
Ringrazierai per ogni volta che avrai trovato, chissà dove, la forza di fare un sorriso ai tuoi o ai tuoi amici. Quello sarà un vanto che nessuno potrà toglierti. Un'impresa eroica. Comincerai un altro cammino, fatto di una fatica che non si può descrivere a chi non la conosce, di dottori che staranno dalla tua parte e lotteranno con te senza poter capire ciò che c'è nel tuo cuore, di mattine in cui ti sveglierai e ti troverai di nuovo al punto di partenza. Gesù ci ha messo qualche ora per percorrere la sua via crucis. A noi tocca un percorso immensamente più lungo e doloroso, a cominciare dalla disperazione di vedere la tua vita che va avanti mentre le tue gambe non ce la fanno più a stargli dietro.
Il dolore però non potrai evitarlo, anzi. Va vissuto tutto, fino a scoprire che sarà la benzina più potente che hai mai conosciuto, quella che ti darà il coraggio di andare avanti. E poi non c'è modo di fare diversamente. Tanto vale...
Il dolore è diverso dalla sensazione di rifiuto che si prova. Dalla sensazione di essere rifiutati, scartati proprio da chi ci ha permesso di venire al mondo. Sarà difficile poter perdonare Dio, o il destino.
Difficile credere che chi ti dovrebbe amare si dimentichi di te e permetta tutta questa sofferenza. Non guardarlo male. Forse è solo un poveretto come noi, che vorrebbe e che non può. In qualche laboratorio uno spilungone con gli occhiali sta per alzarsi in piedi di scatto e gridare 'evviva'. Avrà trovato la soluzione, la cura, la pallottola d'argento.
Quello sarà un giorno meraviglioso. Voglio fare una festa che duri un mese. Il mio ex dottore, che non brilla per ottimismo, dice che non ci vorrà moltissimo, che questa malattia ha i giorni contati. Ma non si deve vivere pensando a questo, bisogna continuare a scegliersi la vita masticando ogni metro.
Anche la gioia non sarà più la stessa. Dovrai strappartela dal cuore e sarà una cosa gigantesca, una scossa di terremoto che non avrai mai provato prima. Tutto quanto sarà immenso e dovrai essere forte anche tu perché non ti spazzi via, proprio adesso che di forza non te ne senti una briciola.
In tanti ti aiuteranno e nessuno ti potrà aiutare. Sarai tu a dover consolare il loro dolore, il dolore di chi darebbe la vita per aiutarti e non può, sarai tu a fare da muro a quella piena che rischierà di portarvi via tutti e che non potrà farlo perché sarai tu ad impedirlo.
Non chiederti adesso come sarà possibile. Ora non c'è risposta, non c'è una luce, ma si può perché si deve. Ti stupirai di cosa sarai capace di fare e di poterlo fare con un sorriso, il migliore dei calci in culo a questo destino disonesto.
Non provare mai vergogna per quello che ti è capitato. Lo so che quello è il primo frutto avvelenato, la prima sensazione che paralizza, che fa venire voglia di nascondersi.
Non farti vincere dalla nostalgia. Ce n'è ancora di gioia, ce n'è ancora anche per te. Te la porterà la tua vita, quella parte che non si arrenderà e che combatte al tuo posto, ora che ti sembra di non farcela.
Il cammino che stai facendo adesso ti porterà a indossare questo nuovo vestito con orgoglio legittimo. Potrai guardare gli altri dall'alto in basso e non lo farai, perché, in un certo modo sarai superiore, se non altro per la coscienza del dolore vero.
Certo che chi ci vede e pensa a noi come dei poveretti non ha capito nulla. E' lui un poveretto. Noi siamo dei guerrieri, costretti ad esserlo, che combattono tutti i giorni una battaglia enorme, dei samurai circondati da un nemico soverchiante che non prendono neanche in considerazione l'ipotesi di arrendersi e che si batteranno senza rabbia, con una calma ed una forza sovrumana. Non credere, anche se in tanti te lo diranno, che sia la rabbia il motore giusto. Semmai lo è la consapevolezza. Per adesso dovrai solo galleggiare su quella disperazione che sembra sommergere tutto. Sarà lei a tenerti a galla, ennesimo paradosso di questa condizione. Sarà lei a sollevarti in alto, sino a poter vedere ancora il cielo e non sarà più un cielo che ti peserà addosso, come ora.
Scoprirai che se prima eri qualcosa adesso potrai essere qualcuno, perché questa strada che sei stata costretta a prendere porta lontano, in alto, in un luogo da dove potrai vedere la vita in modo diverso, superiore.
Non lasciare la tua casa prima di sentirti pronta. C'è bisogno di una tana in questi momenti. E non lasciare che il silenzio ti avveleni il cuore. Ascolta e parla, permetti a chi ti ama di condividere questa immensa avventura, strappa il velo dalla faccia del mostro, accendi una piccola luce e farà meno paura. Cerca le parole, prova a disegnare con le parole quello che ti pesa sul cuore. Il loro suono sarà una consolazione, l'espressione di chi ti ascolterà sarà una consolazione.
Ti hanno invitata alla festa della fine del mondo, ma il mondo non finisce qui. Respira forte e sentirai le lacrime che scendono. E' una parte infinitesimale di quel blocco di ghiaccio che ti si è posizionato proprio sul cuore nel momento esatto in cui te l'hanno detto. Per scioglierlo non c'è altro modo. Il video che ti mando serve proprio per questo: per eliminare un po' di quel ghiaccio e raccontarti che la luce che adesso non vedi c'è, perché il nostro tunnel non è solo lungo, ma anche pieno di curve.
Un giorno, quando forse non ci crederai più, te la troverai di fronte.
Prova a pensare alla tua vita precedente.
Correre un chilometro sembrava impossibile, ma con l'allenamento si poteva fare anche la maratona.
Noi siamo i grandi atleti, i maratoneti del dolore.
Quello che ora stai facendo è l'allenamento, quella parte anonima e tremenda che ti porterà a correre, un giorno, senza più fatica e questa maratona ti sembrerà una festa, e sarai tu a consolare gli altri, che non sopporteranno neanche il riflesso del tuo dolore.
Un giorno...
Io ti parlo di un momento lontano quando tu non sai neanche come fare ad arrivare a domani.
Una delle cose che più mi ha amareggiato è stato di sapere che la nostra vita sarà lunga come quella degli altri, che questa malattia non prevede uscite per buona condotta o sconti di pena. Che bisogna scontarla tutta, in un'esistenza che diventa all'improvviso troppo lunga.
Ma il mio filosofo preferito dice che il modo più nobile di danzare è farlo in catene e allora forza, andiamo. Non mi piegherò, non ci piegheremo, troveremo la forza di resistere e ogni attimo in più ci renderà più forti, di quella forza disperata e gentile che è la più alta forma di dignità.
Dovrai avere l'audacia della speranza, anche contro ogni evidenza e la tenacia di restare aggrappata ai tuoi sogni, l'unica cosa che possediamo che possieda le ali. Mentre ti scrivo queste quattro righe sono passato più volte dall'esaltazione di poter pensare che queste parole potessero, in qualche modo, aiutarti, alla disperazione di non essere in grado di farlo.
Ora mi rendo conto di una cosa: sei tu che mi stai aiutando, che mi fai pensare di poter essere utile, che illumini la mia stanza con la tua presenza, perché in questo momento sei qui con me, a tessere quella rete luminosa ed invisibile che ci salverà tutti, sani e malati, perché tutti siamo sani e tutti malati. I soli che non si possono curare sono quelli che si arrendono alla solitudine, alla disperazione e poi non è vero neanche questo. Sono loro quelli per i quali va costruita la rete, per impedirgli di cadere, o per lasciarli cadere senza che si facciano male. Sono i più deboli che meritano ogni sforzo e sono quelli che un giorno salveranno tutti gli altri. Nessuno è debole, nessuno è forte. Siamo in balia del vento, del destino e l'unica cosa che possiamo fare è tenere la schiena dritta.
Chi ti dice che dovresti uscire non può capire quanto sia brutto, quanto sia difficile incontrare le facce che già conosci e che ti guardano interrogative, perché magari hanno sentito qualcosa e vogliono sapere.
Non dirlo finché non ti va.
Io ho aspettato un anno a dirlo ai miei e, se non fossi stato obbligato dall'evidenza, forse non l'avrei fatto ancora. Desidereresti proteggerli e non puoi. Poi ho dovuto farlo e mi sono reso conto di che liberazione è stata e che potevo avere magnifiche prove da tanti che non credevo che mi fossero così vicini.
Smetti di farti forza. Lascia che la corrente ti porti a valle. Sarà tutto naturale e più facile di quello che possa sembrarti oggi.
Coraggio amica mia, forse se ci incontriamo potremmo anche riconoscerci, io mi ricordo di te, ma ora abbiamo qualcosa in comune che ci farà riconoscere di sicuro".
Se non ti va, sappi che ogni tanto Pierluca ti pensa e che questo è sufficiente.
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